venerdì 27 febbraio 2015

Dove mangiare in Grecia: sapori e dintorni...


Insalata greca - Normalmente un contorno, ma molto spesso ordinato come piatto principale dal turista tipo
(ve lo concedo, a pranzo è l'ideale).


Intro: facciamola breve


Siete arrivati in terra ellenica e dopo varie peripezie siete finalmente riusciti a trovare il vostro albergo, ma non sapete dove andare a riempirvi lo stomaco?

Bè, ci sarebbe quel ristorantino al porto, con quei menù così tradizionali, pieni di foto stile anni '80, che ritraggono i piatti in tutta la loro bontà.
Oppure quella strana osteria, dove il proprietario cerca ogni due minuti di accalappiare qualche turista che è alla ricerca della tipica, nonché abusata, Greek Salad, come se la cucina greca non avesse altro da offrire.
O anche...

...niente, avete fretta, quindi ecco le tipologie di locali che potreste incontrare in Grecia:


- Estiatòrio, greco maiuscolo: ΕΣΤΙΑΤΟΡΙΟ, greco minuscolo: εστιατόριο.

Paragonabile in tutto e per tutto ad un ristorante, dove potrete trovare piatti greci ed internazionali, così come i vini.
L'ambiente è solitamente curato e infatti è il locale più costoso della categoria.
Normalmente rientrano in questa categoria anche quei locali che propongono una cucina greca e/o mediterranea rivisitata e raffinata; un tipo di ristorazione sempre più presente ed apprezzata nel panorama culinario ellenico.

P.S. nei luoghi che pullulano di turisti, talvolta, il confine tra Estiatòrio e la Taverna è risibile.

Prezzo medio18 40 € a testa (dipende dal tipo di ristorante, ovviamente. Se è stellato calcolate dai 30 € a testa a salire).

- Taverna, greco maiuscolo: ΤΑΒΕΡΝΑ, greco minuscolo: ταβέρνα.

Nell'immaginario del turista, questo è il locale più tipico che si possa trovare; corrisponde ad una nostra trattoria, con piatti semplici e molti prodotti della terra (talvolta vi si consentirà di scegliere i vostri piatti direttamente in cucina), dove potreste anche trovare dei musicisti che sciorineranno tutte le canzoni del repertorio greco accompagnati da mandolini tradizionali (bouzouki e baglama) e chitarre.

Attenzione! Evitate: le taverne platealmente disposte lungo i porti, quelle con le fotografie dei piatti nel menù esterno al locale, gli adescatori (per entrambi vedere nell'intro) e qualsiasi esercizio rechi la scritta Real Greek Tavern o simili.

P.S. Va da sé che spesso il miglior giudice resti il proprio naso, quindi se sentite un profumino delizioso provenire da un locale apparentemente poco invitante...cercate di fidarvi e varcatene la soglia.

Prezzo medio13 20 € a testa.

La taverna dei vostri sogni  

- Mezedopolìo/Rakàdiko/Ouzerì/Tsipouràdiko, greco maiuscolo: ΜΕΖΕΔΟΠΩΛΕΙΟ/ΡΑΚΑΔΙΚΟ/ΟΥΖΕΡΙ/ΤΣΙΠΟΥΡΑΔΙΚΟ, greco minuscolo: μεζεδοπωλείο/ρακάδικο/ουζερί/τσιπουράδικο.

Come arredo, questi locali si presentano molto simili alla taverna, ma sono specializzati in mezèdes (da qui Mezedopoleio: venditore di mezèdes), ovvero piccole o medie portate consumate in condivisione con la compagnia di amici (la cosiddetta parèa/παρέα), come le tapas spagnole.
Il tutto va innaffiato con birra, vino e forti liquori. La scelta di servire quasi esclusivamente superalcolici con i tipici antipastini della tradizione ellenica ha fatto sì che alcuni mezedopolìa potessero essere appellati anche con altri nomi, che sono i seguenti:

- Ouzerì. Com'è facilmente intuibile, in questo locale il protagonista è l'ouzo, il liquore greco più conosciuto in patria e nel mondo, che ben si presta ad accompagnare le saporite mezèdes.

- Rakàdiko. Prende il nome dal rakì, un distillato di vinacce onnipresente nella grande isola di Creta. Qui, questo forte superalcolico è noto soprattutto col nome di Tsikoudià. Ricordatevi dunque che in alcune città o villaggi cretesi potreste trovare, in luogo del Rakàdiko, l'omonimo Tsikoudàdiko.

- Tsìpouràdiko. Il nome deriva dallo tsìpouro, un distillato di vinacce (ricordate il rakì cretese?), ma diffuso prevalentemente sul continente.

Attenzione: tutti questi ottimi liquori sono da gustare rigorosamente ben ghiacciati, altrimenti non vale!

Prezzo medio10 20 € a testa.

Tipici esempi di mezèdes in un altrettanto tipico mezedopolìo 

- Inomaghirío. greco maiuscolo: ΟΙΝΟΜΑΓΕΙΡΕΙΟ, greco minuscolo: οινομαγειρείο.

È un locale paragonabile in tutto e per tutto ad una taverna, ma che offre normalmente una buona scelta di vini greci sfusi ed in bottiglia per accompagnare il vostro pasto. Non stupitevi se nel menù vedrete alcune pietanze cotte nel vino, perché il nome di questa categoria di ristorante racchiude in sé le parole οίνος (vino) e μαγειρεύω (cucinare, qui alla prima persona singolare).

Prezzo medio13 25 € a testa.

- Psarotaverna. greco maiuscolo: ΨΑΡΟΤΑΒΕΡΝΑ, greco minuscolo: ψαροταβέρνα.

Una taverna dove si serve il pesce (psàri in greco moderno).
Polpo alla brace, frittura di pesciolini, baccalà con salsa di patate e aglio, calamari grigliati o fritti...qui anch'io, che non amo il pesce (che vergogna), ci farei un salto.

Le migliori taverne di pesce sono quelle gestite da pescatori, se magari ne trovate qualcuna sulla spiaggia o in un porticciolo bè, allora siete fortunati: anche l'occhio vuole la sua parte.
Sacrosanto...

Prezzo medio20 25 € a testa.

Mi dite cosa ci sarebbe da descrivere???

- Psistarià/Psitopolìo, greco maiuscolo: ΨΗΣΤΑΡΙΑ/ΨΗΤΟΠΩΛΕΙΟ, greco minuscolo: ψησταριά/ψητοπωλείο.

Avete voglia di carne arrostita (ψητά/psità in greco moderno), alla brace (στα κάρβουνα/sta kàrvuna) o alla griglia (στη σχάρα/sti schàra) e non volete spendere tanto?
Allora questo è il posto giusto.
Locale molto informale e presente ovunque, qui potrete gustare anche i souvlaki (greco: σουβλάκι, spiedini economici e saporitissimi) accompagnati con salse particolari e l'immancabile pane pita.
Spesso le modalità di cottura cambiano a seconda della..."strumentazione" del proprietario.

Prezzo medio: 10 15 € a testa.
Prezzo medio per un souvlaki: 1,20 2 € a testa.

l'immancabile souvlaki, anzi, souvlakia (al plurale)

Souvlatzidiko/Ovelistìrio, greco maiuscolo: ΣΟΥΒΛΑΤΖΙΔΙΚΟ/ΟΒΕΛΙΣΤΗΡΙΟ, greco minuscolo: σουβλατζίδικο/οβελιστήριο.

Il fast food alla greca ha due nomi: souvlatzìdiko o ovelistìrio.
Qui potrete gustare, oltre ai souvlakia (da qui il nome), il saporitissimo ed economico Gyros Pita, consistente in carne marinata e cotta sul girarrosto (avete presente il kebab?)* condita con una salsa di yogurt greco con menta, aglio e cetrioli (il famoso tzatziki) e poi pomodori, origano, patatine fritte e cipolla, il tutto avvolto da un pane piatto circolare morbido e fragrante.
In una parola: inimitabile.

*P.S. Normalmente, tra kebab e gyros preferisco di gran lunga quest'ultimo, ma se avrete occasione di visitare la Turchia troverete dei kebab eccezionali e per nulla simili a quelli serviti qui in Europa.

Prezzo medio: 6 € 
Prezzo medio di un Gyros Pita: 1,20- 2,50

Gyros Pita: un semplice ed economico "scacciafame" da passeggio



- Kafenìo(n), greco maiuscolo: ΚΑΦΕΝΕΙΟ(Ν), greco minuscolo: καφενείο(ν).

Il bar greco per eccellenza (o caffetteria): spartano, pieno di anziani che discutono di politica, di economia, di calcio e della famiglia, non di rado in compagnia del prete ortodosso del paese, che ascolta ogni cosa e che dispenserà poi saggi consigli.


Dimenticatevi il nostro caffè espresso, bevuto quasi sempre in un solo sorso.


Qui si beve il caffè greco, normalmente in tempi biblici (fino a 2 o 3 ore, considerando le chiacchierate con gli amici, la lettura del giornale, il tempo che ci impiega il caffè a depositarsi sul fondo della tazzina ecc.).

Attenzione: siete turisti, è vero, ma in un kafenìo imparate almeno a dire:
"enan gafé, parakalò" (un caffè, per piacere) o "ena ellinikò, parakalò" (un [caffè] greco, per piacere).

Dato che lo zucchero lo metterà il barista (ricordatevelo bene, poiché una volta, non sapendolo, ne ho aggiunto ancora e mi è toccato bere la bevanda più zuccherata della Grecia), dovrete dirgli:

skèto (se lo volete senza zucchero)
mètrio (se mediamente zuccherato)
glikò (se molto zuccherato).

Prezzo medio di un caffè greco: 1,20 - 3 

Un tipico kafeneio(n) a Creta, con i suoi frequentatori abituali...


Zacharoplastìo/Galaktopolìo/Fournos-Artopìo, in greco maiuscolo: ΖΑΧΑΡΟΠΛΑΣΤΕΙΟ/ΓΑΛΑΚΤΟΠΟΛΕΙΟ/ΦΟΥΡΝΟΣ-ΑΡΤΟΠΟΙΕΙΟ, greco minuscolo: ζαχαροπλαστείο/γαλακτοπολείο/φούρνος-αρτοποιείο.

Volete assaggiare qualche dolce greco, magari quelli fatti con pasta sfoglia e imbevuti di sciroppo, miele e frutta secca?
Allora recatevi in un zacharoplastìo, la pasticceria tradizionale.

Volete bervi un bicchiere di latte o un caffè accompagnato da yogurt greco o pasticceria greca ed internazionale?
Fate una capatina in un galaktopolìo, traducibile come "latteria".

Volete infine fare una colazione saporita o una merenda rinforzante con ciambelle fatte in casa, torte salate ripiene di verdura, formaggio o crema cotta?
Il fournos-artopìo è quello che fa per voi.

Prezzo medio: 2 - 8

Assortimento di dolci greci zuccheratissimi di una famosa e rinomata pasticceria di Ioannina, in Epiro:
Kolionàsios. Un nome, un programma :-)


Vi ho annoiato? Spero di no, alla prossima e...buon appetito!!

A.



martedì 24 febbraio 2015

Tinos - L'isola greca che non ti aspetti...

Panormos, un tipico porticciolo cicladico (foto dell'autore)

Andiamo subito al sodo, che ho la pasta sul fuoco...

Perché sceglierla?

Perché Tinos, isola afferente all'arcipelago delle Cicladi, è una piccola oasi di pace a poche miglia marittime da Mykonos, sebbene sia completamente diversa dalla sua rumorosa e costosa vicina.
Se dovessimo pensare a queste due isole come ad un insediamento urbano, Tinos avrebbe l'aspetto di una sonnolenta e tranquilla cittadina, mentre Mykonos potrebbe essere paragonata a Las Vegas.

Per raggiungere questa preziosa, ma sobria gemma incastonata nell'Egeo ci sono tre opzioni:

-  Atene: scelta consigliata se si vuole visitare prima la più importante città dell'Attica e poi muoversi in direzione di una delle tante isole greche raggiungibili con traghetti e/o catamarani dal porto del Pireo. (Nel caso di Tinos, lo ribadisco qui, solo col traghetto lento)

- Rafìna: il secondo porto di Atene, comodissimo se non volete passare una notte nella capitale. L'aeroporto Elefterios Venizelos dista da Rafìna una quindicina di chilometri e vi può permettere di prendere un battello per Tinos anche in giornata.

- Mykonos: la scelta migliore, anche se con tutta probabilità dovrete passarci almeno una notte.
Già, perché l'ultimo traghetto partirà per Tinos pressapoco alla stessa ora in cui il vostro aereo atterrerà sull'isola, furbi nè?

In Traghetto

Da Rafìna il viaggio è di circa 2-4 ore (a seconda del tipo di traghetto: veloce o lento) e il prezzo varia dai 27 ai 55 euro per la sola andata. Traghetti dalle 7 di mattina alle 17:30 di pomeriggio per l'andata, e dalle 8:25 alle 21:35 per il ritorno.

Da Atene a Tinos dovrete prendere l'unico traghetto che parte dal porto del Pireo alle 7:30; qui purtroppo non c'è alternativa. 
Arrivo previsto 4 ore e mezza circa dalla partenza. Costo del biglietto di sola andata a persona: 20/27 euro.

Da Mykonos a Tinos calcolate 20/30 minuti a seconda del mezzo; il costo va dagli 8 ai 21 euro a persona.

Se posso osare: partendo da Mykonos è più conveniente prendere il traghetto veloce da 8 euro (ci impiega 30 minuti); l'altro traghetto ce ne mette 20, ma vi toccherà spendere 20/21 euro per fare 10 minuti in meno (sono d'accordo nel dire che, di solito, "chi più spende meno spende", ma in questo caso "un soldo risparmiato è un soldo guadagnato", con buona pace di Zio Paperone).

Cosa vi aspetta a Tinos?

Veduta d'insieme di Tinos città (foto dell'autore)




Al vostro arrivo a Tinos vi aspetta innanzitutto questa bella vista del capoluogo, chiamato semplicemente Tinos oppure Chora (quest'ultimo nome è molto usato in tutte le isole della Grecia per denominare il capoluogo).

P.S. Il suono "Ch", presente nella parola Chora, si pronuncia aspirato. Avete presente la "C" tipica dei Toscani? Ecco. (Non me ne vogliano i miei cari amici Toscani eh, s'è preferito spiegarla così perché l'è più comodo!)


Ma ciò che rende famosa quest'isola è il Santuario della Panaghìa Evangelìstria (Maria Vergine Evangelista), sorto nel 1823 su un antico tempio dedicato a Dioniso, che domina la città con la sua architettura sobria ma al contempo elegante e...spagnoleggiante a mio dire.

Il Santuario della Panaghia Evangelìstria, la Lourdes dell'Egeo. (foto presa da Wikipedia,  qui)

Da ricordare: se non siete ortodossi e non volete ritrovarvi in mezzo ad una bolgia, un po' come appare Mykonos in alta stagione, cercate di non trovarvi nei paraggi di Tinos dal 10 al 25 agosto circa (giorno più, giorno meno) perché troverete una marea di gente, alberghi strapieni e, conseguentemente, prezzi alle stelle.

Motivo? Tinos, solitamente snobbata dai turisti italiani, inglesi e scandinavi (ma non dai greci, attenzione), diventa un centro di pellegrinaggio di primaria importanza: il cuore vero e proprio del cristianesimo greco ortodosso, dove si festeggia in pompa magna la "Dormizione di Maria" (15 agosto) e i cui festeggiamenti durano per giorni.

Altre date sensibili?

- Il 30 gennaio, data che commemora il ritrovamento della sacra icona (30 gennaio 1823) da parte di una monaca che all'epoca viveva nel bel monastero fuori città di Kechrovouniou.

- Il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, ma altresì la data d'inizio della Rivoluzione Greca (25 marzo 1821) contro l'Impero Ottomano. Una doppia celebrazione dunque, religiosa e nazionale.

- Il 23 luglio, data che ricorda la monaca Pelagìa, che avrebbe ricevuto la visita della Vergine nel monastero in cui viveva e la stessa che avrebbe poi ritrovato la sacra icona.

Religione a parte, ecco


12 BUONI MOTIVI PER VENIRE A TINOS


- Troverete Ottimi prodotti della terra (assaggiate le famose e tradizionali polpette di finocchio selvatico) e caseari. Vedrete, inoltre, contadini arare il campo con asini e buoi ed agricoltori che scenderanno in città per vendere i loro ortaggi freschissimi nella piazza del mercato.

- Un buon pescato a prezzi, tutto sommato, modici. Potrete trovare delle taverne di pesce, note in greco con il nome di Psarotavèrnes/Ψαροταβέρνες nei porticcioli e in riva al mare e, spesso, anche quelle vicino alle spiagge saranno gestite da pescatori, nel qual caso la qualità è giocoforza assicurata.

- Paesaggi verdi e montagnosi, oppure brulli e collinari. Da fotografia (il paesaggio attorno al monte Exobourgo è veramente molto accattivante).

- Circa 40 villaggi ridenti e tipicamente cicladici, con le loro porte e finestre prevalentemente blu e porticcioli di pesca con le stesse caratteristiche (vedi la prima foto).

- Più di 600 storiche colombaie sparse per ogni dove, in cui i piccioni selvatici vengano allevati per mangiarne le saporite carni (confermo, molto saporite).

Una colombaia presso il villaggio di Tarambados (foto dell'autore)

- Spiagge belle e defilate, poco affollate e non rumorose, che vanno da quelle ricoperte di ciottoli a quelle di sabbia bianca/dorata impalpabile.

- Innumerevoli cappelle che segnano il paesaggio, dipinte con i ben noti colori che ci si immagina (ma sì, ma sì, il bianco e il blu dell'immaginario collettivo).

- Cibo ottimo, anche perché è praticamente a chilometri zero. Addentratevi nei vicoletti e fatevi guidare dal vostro olfatto, evitate i luoghi che, nel menù esterno al locale, espongono le fotografie dei piatti, nonché quelli dove il proprietario o i camerieri vi inviteranno a fermarvi presso di loro (ma se il naso non vi tradisce, allora fermatevi dove vi è più congeniale).

Città di Tinos, centro. Un simpatico cartello, fuori da un Ouzerì (cos'é un Ouzerì? Cliccate qui) che dice: "Orsù, prenditi un goccetto di Ouzo, un antipastino, un polpettino e infine un caffettino..."


- Infissi e lunette di marmo in quasi ogni casa dell'isola.
Qui lo si lavora ancora come nei tempi antichi e la qualità isolana è molto pregiata (viene impiegato in varie costruzioni al di fuori di Tinos, ad esempio nel museo del Louvre ed al British Museum, così, tanto per dire).

P.S. Nel pittoresco villaggio di Pyrgos potrete visitare il museo del marmo, interessante, istruttivo e accessibile ad un prezzo irrisorio (2 anni e mezzo fa costava 3 euro e amici fidati mi confermano la stessa cifra a Febbraio 2017).

- Se amate il miele, la varietà di quest'isola (anche della vicina Syros, a onor del vero) è molto buona (il miele di Timo la fa da padrone).

Miele di timo di Tinos a Km zero


- Alloggi buoni e a buon mercato, a differenza di molte isole vicine.

- Gente cordiale e, soprattutto in alcuni bei villaggi dell'interno, monoglotta. Parlano quasi esclusivamente il greco, ciò a riprova di quanto quest'isola così caratteristica sia così poco visitata dal turismo di massa. Ma non temete, a gesti ci si riesce a intendere, ma se proprio volete vi consiglierei il libercolo qui sotto, poiché è sempre bello conoscere un po' della lingua del posto che si andrà a visitare.

Un librettino che troverete molto utile quando vi troverete a dover ordinare quel bel piattino di polpette di finocchio selvatico seduti in una taverna gestita da due coniugi 80enni che parlano solo la loro lingua natìa.


E IN ULTIMO

 - Relax...perché in quest'isola, prediletta in antico dal dio degli abissi Poseidone, non dovrete preoccuparvi dello scorrere del tempo, delle discoteche, discobar e locali assordanti che in altissima stagione non fanno dormire chi alloggia nei capoluoghi di isole come Santorini, Mykonos , Kos ed Ios.

Che aspettate? Se dovete prenotare una vacanza in Grecia e ricercate la tranquillità, bei paesaggi, escursioni, prezzi ottimi e altro ancora, Tinos è l'isola che fa per voi!

A.

lunedì 29 dicembre 2014

Un italiano all'estero non può vivere senza....(parte 2)



Nel post precedente (qui) si parlava, senza giri di parole, di...bidet.
P.S. lo so che è un argomento delicato, ma bisogna pur affrontarlo prima o poi, no? E allora...

...vogliamo continuare?

Bene, allora dobbiamo partire con una:

Breve Storia del Bidet
(in meno di 15 righe)

Se non è chiaro chi abbia inventato questo insostituibile apparecchio sanitario, è certo che venne utilizzato per la prima volta in Francia tra il XVII° e il XVIII° secolo.
Nel 1710 un tal Christophe de Rosiers ebbe l'idea di installarne un buon numero a Versailles, ma dopo pochi anni vennero tutti dismessi e acquistati dai tenutari delle case chiuse (in pratica vi era più igiene in una di queste "imprese", piuttosto che nell'alcova della famiglia reale), per poi diffondersi in tutto il paese (fino al 1975 presente nel 95% delle case, poi, per ragioni di economia e di spazio, la percentuale scese al 42%. nel 1993).

Etimologia del termine: Bider (pronuncia bidé) in francese antico voleva dire "andare al trotto" e il Bidet (stessa pronuncia del precedente) era un piccolo cavallo (soppiantato dal pony) ora estinto:

Bidet bretone, foto degli inizi del XX° secolo
Ed effettivamente sul bidet ci si...mont...siede e inizialmente le forme potevano ricordare un cavalluccio:
Tipico bidet della seconda metà del '700

Ma come arrivò in Italia? Grazie a Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, Regina di Napoli, che a metà del '700 ne volle uno nel suo bagno alla Reggia di Caserta (andate a vederlo qui); grazie a lei il bidet prese gradualmente piede in tutta la penisola....e ne siete tutti testimoni.


Ma ora veniamo al dunque!
(D.R.C. ovvero: Domande, Risposte e, se ci sono, Curiosità)


D - Ma è vero che nei paesi dove non si usa, nessuno sa a cosa serva il bidet?

R - Sì! La maggior parte degli stranieri che viene in Italia o in alcuni paesi europei non sa proprio cosa sia il bidet (vedi sotto) oppure, pur sapendolo, non lo usa a causa delle sue origini (utilizzato nelle case di appuntamenti, come spiegato sopra).

Un bidet scambiato per una...fontanella -_-

C - Nei paesi anglosassoni, dove il bidet è pressoché assente o se c'è è adibito ad altri usi, ci sono addirittura delle istruzioni su come usarlo (non ci credete? cliccate qui) anche se il modello indicato non è quello tipico presente nelle nostre case (foto seguente).


D - Ma è vero che all'estero pensano che gli italiani usino il bidet invece di farsi la doccia completa? E che quindi per molti siamo un popolo di sporcaccioni che si lava solo "a pezzi"?

R - Ovviamente non tutti la pensano così, ma spesso ho sentito reazioni indignate, del tipo: "ma voi, dopo essere stati in bagno, vi lavate in quel coso invece di farvi una doccia completa??
E io lì a spiegare che quel sanitario non è un sostituto della doccia.



D - Ciò lascia supporre che, dopo ogni...ehm...."operazione di rito", negli altri paesi ci si faccia sempre la doccia? Anche quando si è, che so, a casa di amici? E chi ha problemi di mobilità?

R - La risposta secondo voi quale può essere? Io non ve la dico!



D - Ma è vero che in molti paesi anche chi possiede il bidet lo utilizza per altro?

R - Sì: lo si usa per mettere in ammollo i vestiti, per mettere al fresco gli alcolici (prima foto), per lavare il bimbo, le scarpe, i piedi (seconda foto), addirittura come sostituto di un vaso da fiori (visto in Francia a Lione) o per mettere a bagnomaria i legumi.




I Benefici del bidet


1) Per le persone con poca mobilità (disabili, anziani, malati) il bidet evita loro di fare troppi sforzi.

2) Per coloro che soffrono di emorroidi o simili il bidet è come una manna.

3) Per le donne, il bidet è indispensabile durante il periodo del ciclo. Varie soluzioni, che ho avuto modo di sentire, possono essere valide, ma a prezzo di un esaurimento nervoso e di audaci acrobazie.

4) Per ultimo c'è anche il motivo economico: perché sprecare litri di acqua (farsi una doccia) solamente perché si è appena utilizzato il bagno o per altre ragioni (n.3) ? Col bidet, in effetti, si risparmia tempo e denaro.

Ho finito di annoiarvi, potete andare.
Siete ancora qui?

A




domenica 28 dicembre 2014

Un italiano all'estero non può vivere senza....(parte 1)


Andiamo subito al dunque:

COSA MANCA ALL'ITALIANO MEDIO QUANDO SI RITROVA IN UN ALTRO PAESE?

Ci sarebbero troppe cose da dire, quindi ne enumererò solo 5:

1) La pasta

Sì, ma...: in molti paesi si mangia molto bene, comunque la pasta la si trova anche all'estero; costa di più, ma nei supermercati la vendono, questo è sicuro.

P.S. se qualcuno del posto vi invita a casa sua e si propone di prepararvela, magari col sugo, preoccupatevi (ci sono sempre eccezioni: io non ne ho trovate per ora).

2) La pizza?

Sì, ma...: pizzerie, scarse o fenomenali , ci sono sempre, a meno che non vi troviate in un atollo disperso nell'Oceano Pacifico o in una tenda in mezzo al nulla nella steppa della Mongolia Inferiore (ma forse anche lì potreste adocchiarne una).

P.S. se all'estero mangiate abitualmente da Pizza Hut, Domino's Pizza o Sbarro lasciate immediatamente questo blog e pentitevi!

3) Il caffè?

Sì, ma...: anche se all'estero il nostro caffè lo chiamano "Espresso" e costa un occhio della testa (dai 2 ai 3,50 €) lo potete trovare; al massimo vi comprate una moka e siete a posto.

4) Lo humour?

Dipende: molte persone si lamentano che fuori dal nostro paese (tralasciando i paesi a noi affini, come la Spagna e la Grecia) vi sia poco spazio per il senso dell'umorismo come noi lo conosciamo.
In parte è vero, ma è solo un altro tipo di mentalità, a cui molti col tempo si abituano e altri no, nemmeno dopo 30 anni.

5) I centri storici delle città italiane?

Sì, ma: molte altre città all'estero (soprattutto Europa e Asia) possono vantare un passato più o meno illustre, oppure no (vedi le grandi città americane); ma chi si trasferisce, solitamente, lo fa perché gli piace la città in cui si troverà ad abitare.


VI ARRENDETE?


Ve lo dirò: chi già vive all'estero ha capito immediatamente di cosa parlo, ma anche chi viaggia più o meno regolarmente fuori dall'Italia.
Ebbene, ritorniamo alla domanda primordiale:

COSA MANCA ALL'ITALIANO MEDIO QUANDO SI RITROVA IN UN ALTRO PAESE?

La risposta è...............questo:


Ebbene sì, il bidet!

Come già sapete o avete visto personalmente, in Italia praticamente ogni casa è dotata di questo pratico apparecchio sanitario per....l'igiene intima, anzi, dal 1975 in Italia l'installazione del bidet in bagno è obbligatoria (Decreto ministeriale Sanità 5 luglio 1975, art. 7).
Difatti è impossibile che un italiano non lo riconosca da questa foto.

MA NEL RESTO DEL MONDO?

La domanda che sorge spontanea, una volta usciti dai confini del nostro paese è, più o meno, questa (con varie e colorite sfumature):

MA PERCHÉ C***O NON C'È IL BIDET IN QUESTO BAGNO DI M****???

La mia reazione ricalcava (quasi, eh) quella che avete appena letto, la prima volta che mi sono trovato all'estero! :)

Prima di chiudere e darvi appuntamento alla seconda parte del post (che metterò online a breve) vi allungo un po' di dati sulla percentuale di bidet presenti, perlomeno, nel nostro continente.

Un articolo del 1995 del quotidiano francese Liberation (qui se sapete il francese) riporta che:

"Così, il 97% dei bagni in Italia ne è provvisto e il 92% di quelli portoghesi.
Vent'anni fa la Francia (paese che ha inventato il bidet, ndr) era all'altezza dei suoi vicini, con il 95% dei bagni forniti (di bidet), per calare nel 1993 al 42%."
Aggiungo che in Germania il suo uso è rarissimo (6%) (fonte: Wikipedia) e pressoché inesistente in Gran Bretagna (3%), anche se quest'ultimo dato è del 1995 e.....da vent'anni poco è cambiato a detta di chi ci vive.

Altri paesi dove l'uso di questo sanitario è attestato sono la Grecia, la Spagna, l'Albania, la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Slovenia e Malta, ma per il momento non si possiedono dati certi a riguardo.

In America Latina l'installazione del bidet è certificato in Brasile, Paraguay e Argentina, così come in buona parte del Medio Oriente (alcuni sono un....tutt'uno col wc); mancano dati per l'Asia, tranne per il Giappone, patria degli Washlets (qui), ovvero i super wc tecnologici, presenti nel 74% delle case
.
Gli abitanti dell'Australia, Stati Uniti Canada, come i britannici, non hanno idea di cosa sia e a che cosa serva un bidet.

P.S. oppure sì? Giudicate voi:


Vi ho annoiato fin troppo, alla prossima (la seconda parte, of course)

A





Un po' di musica Chillout. Musicista: Christophe Goze

giovedì 16 gennaio 2014

Fotografia - Scorci di taverne greche, baretti e ristoranti...

Una selezione di alcune fotografie di taverne/baretti/ristoranti da me visitati e, spesso, provati in varie isole greche...


Lachanià (Rodi)

Agios Prokopios (Naxos)

Eloùnda (Creta)

Lefkès (Paros)

Mòchlos (Creta)















sabato 4 gennaio 2014

Info - Curiosità brevissime: Nomi buffi

Il 27 luglio 1794 a Parigi, il più famoso membro del Club dei Giacobini, Maximilien de Robespierre, venne ferito gravemente alla mascella, durante una colluttazione successiva all'irrompere dell'esercito nel municipio, da un colpo di pistola partito da un gendarme della Guardia nazionale.
Il soldato, in seguito osannato per il "l'audace gesto", si chiamava Charles-André Merda.
Con l'avvento di Napoleone, questo gendarme divenne cavaliere, poi ufficiale e, quando ricevette il titolo di Barone dell'Impero, riuscì a farsi cambiare il cognome in Meda (chissà perché).

Charles-André Merda spara a Robespierre, dipinto di Fulchran-Jean harriet


venerdì 3 gennaio 2014

Curiosità - Alexandre Dumas, padre de I Tre Moschettieri, era nero?

Nel film western Django Unchained, uscito a Gennaio 2013 in Italia, uno dei protagonisti, il Dr. King Schultz (Christoph Waltz) rivela al terribile schiavista e latifondista Calvin J. Candie (Leonardo Dicaprio) che uno degli autori più amati da quest'ultimo, ovvero Alexandre Dumas, era nero. Ovviamente questa notizia lascia inebetito il proprietario terriero, che riteneva i neri buoni solamente per lavorare la terra e per i combattimenti cruenti all'ultimo sangue, da lui stesso organizzati.
Ma quanto di quello che il sedicente Dr. Schultz corrisponde a verità? Alexandre Dumas aveva davvero origini africane?
Ebbene ! Ma a questo punto dobbiamo cominciare a parlare del padre: il famoso generale Thomas-Alexandre Davy de la Pailleterie (1762 - 1806), chiamato semplicemente Alexandre Dumas, come il figlio e come il nipote.
Nato a Santo Domingo dall'unione di Marie Cessette, una giovane schiava africana, e dal Marchese francese Davy de la Pailleterie (una cosa piuttosto comune per l'epoca), si trasferì in Francia con il padre dopo la morte della madre e si arruolò nell'esercito. Partecipò, divenuto generale, a numerose battaglie durante la Rivoluzione Francese (Guerra di Vandea), per poi servire sotto Napoleone (Campagna d'Italia, Campagna d'Egitto), sotto il quale cadde in disgrazia.

Il generale Alexandre Dumas (1762 - 1806), dipinto da Olivier Pichat
Dall'unione con Marie-Louise Elisabeth Labouret, una ragazza francese figlia del gestore di un Hotel, nacque il famoso scrittore Alexandre Dumas. Si dice che la madre avesse raccontato più e più volte al figlioletto il coraggio, l'eccezionale prestanza fisica e le gesta eroiche del padre, nonché la sua abilità a maneggiare la spada, abilità appresa, si dice, dallo schermidore e musicista Joseph Boulogne Chevalier de Saint-George (1739 - 1799), anch'egli un sanguemisto. Questi spunti preziosi saranno inseriti da Dumas nella trilogia dei tre moschettieri (I Tre Moschettieri - Vent'anni dopo - Il Visconte di Bragelonne).
(sotto: foto di Alexandre Dumas, 1855)

Lo scrittore Alexandre Dumas (1802 - 1870), foto del 1855 scattata da Nadar
Poiché il padre di Dumas, mulatto, aveva sposato un'europea, il futuro scrittore era quindi per un quarto di ascendenza nera o, in gergo, quarteron
Il giovane Dumas, come ogni persona di origine africana in Europa, si trovò spesso ad avere a che fare con la discriminazione, sebbene questa non fosse certamente ai livelli di quella praticata sui neri nel sud degli Stati Uniti pre e post Guerra Civile (guardate Django Unchained e capirete).
(sotto: caricatura di Dumas del 1866)

Alexandre Dumas visto da André Gill sul quotidiano satirico La Lune, 1866
Un giorno, dato che il suo profilo non passava di certo inosservato (pelle olivastra, naso un po' schiacciato, labbra tumide, capelli crespi......e panciona) dovette confrontarsi con un imbecille che, pur non dicendoglielo, si capiva che ne sopportava a fatica l'esistenza; si narra che Dumas, abituato a quel genere di sguardi taglienti gli disse: "Sì, mio padre era un mulatto, mio bisnonno un negro e il mio bisnonno una scimmia. Come vede, signore, la mia famiglia comincia dove la sua finisce!"
Bè, vi lascio con la salace battuta di questo grande scrittore e mi riprometto di leggermi l'intera trilogia dei tre moschettieri.
Spero di non avervi annoiato.
A






sabato 28 dicembre 2013

Città - Gli Arrondissement parigini - Ragguagli

Se non siete mai stati a Parigi questo articoletto potrebbe attirare un po' la vostra curiosità, se invece ci siete già stati..........bè, quella è la porta!!.........Siete ancora qui? Ok ok, non perdiamo tempo: ufficialmente arrondissement può essere tradotto nella nostra lingua in circoscrizione metropolitana (ovvero una divisione amministrativa all'interno di una città; Parigi, Lione e Marsiglia, le metropoli francesi per eccellenza, sono le uniche ad essere suddivise in queste caratteristiche circoscrizioni). Ma attenzione, nel resto della Francia per arrondissement, normalmente, si intende sì una divisione amministrativa, ma del territorio.  
Ritorniamo a Parigi: una delle cose più facili da notare durante una passeggiata tra i grandi boulevards, le avenues e le ruelles (viuzze) sono sicuramente questi pittoreschi cartelli:


(traduzione del cartello: 5° Arrondissement/CircoscrizioneVia del gatto pescatore).         :-)
La città venne divisa per la prima volta in 12 arrondissements nel 1795, che sopravvissero fino al 1860.
Tra il 1852 e il 1870 Parigi venne trasformata nella metropoli che tutti, perlomeno nominalmente, conosciamo grazie agli interventi operati sotto l'egida del barone e urbanista Georges Eugène Haussmann: vennero abbattute case , create grandi arterie di circolazione (le avenues e i boulevards), i grandi parchi, le stazioni e le spettacolari piazze di connessione.
(un esempio, di seguito, è L'Étoile, La Stella, dove al centro trova luogo l'arco di trionfo).


A onor del vero, se vogliamo essere onesti, bisogna dire che queste trasformazioni si trovavano a coincidere perlopiù con gli interessi della ricca borghesia e della vecchia nobiltà (guarda caso), piuttosto che con quelli della stragrande maggioranza dei parigini; in pratica, coloro che non erano abbastanza ricchi da permettersi un appartamento nei nuovi e lussuosi quartieri in stile "Haussmann" furono dirottati nei sobborghi (le famose Banlieues) e nei quartieri poco o per nulla toccati da questo fenomenale impulso urbanistico.
(Sotto: tipico edificio alla "Haussmann", stile diffuso da Parigi in tutta la Francia, comprendente: un piano terra con piano ammezzato, un 1° piano con balconi spesso continui, un  e  piano quasi sempre privi di balcone, un piano con balconi continui ed un piano corrispondente al tetto, inclinato di 45°, con mansarda)



.........ingrandita la città, si dovette procedere ad aumentare il numero degli arrondissements, da 12 che erano passarono agli attuali 20. Ogni arrondissement fu a sua volta suddiviso in 4 quartieri, per un totale di 80.
Ecco una mappa di queste particolari circoscrizioni:


......se ci fate caso, i numeri di questi arrondissements seguono un preciso (o quasi) disegno a spirale che, dal centro della città (n.1, zona Louvre per intenderci), prosegue in senso orario fino ad arrivare all'ultimo (n.20).
Notate la somiglianza con qualche animale? Ma assolutamente sì:


...e infatti un detto famoso è "Paris est un escargot", ovvero "Parigi è una chiocciola".
Per gli "autoctoni" gli arrondissements, più che zone geografiche o amministrative, sono dei piccoli universi, ognuno infatti evoca dei particolari cliché. Vi darò dei brevissimi ragguagli su alcuni di essi.
Nel VII°,VIII° e XV° vive la cosiddetta Parigi bene, ma è nel XVI° (lo stadio Roland Garros, l'Arco di Trionfo e la maggior parte delle ambasciate e consolati si trovano qui) che si possono osservare gli immobili più raffinati, dove vivono i ricchissimi borghesi (qui le case costano uno sproposito); una curiosità? I parigini per indicare una persona chic, molto agghindata e che se la tira dicono: "fait très 16ème", cioè "fa molto 16mo".
Il XIII° è considerato un "Quartier Asiatique", dove potrete trovare i supermercati fornitissimi di prodotti del sud-est asiatico, così come i gli eterogenei ristoranti etnici; per me quelli con specialità vietnamite, laotiane e tibetane sono i migliori, ma bisogna sceglierli bene, come ovunque.
L'XI° è l'arrondissement di tendenza, con i suoi negozi bio, gli ateliers degli artisti, i bar eccentrici, i cinema e le discoteche.
Bè, per stasera mi fermo qui, più avanti parlerò un po' nello specifico di alcuni arrondissements presi singolarmente; il mio preferito fu, è e penso resterà sempre il XVIII°, ovvero quello di Butte-Montmartre.


......eeeeeh oui! Bè, che altro dire? À bientôt! (a presto!)
A