giovedì 26 maggio 2016

Folegandros: la meta del cuore

Il sentiero che dal capoluogo porta alla scoperta delle bellezze naturali e paesaggistiche dell'isola (foto dell'autore)

Il fascino di Folègandros si rivela fin da subito dal profilo aspro e roccioso, dalle sue maestose scogliere, dai suoi crinali imponenti - dove in alcuni punti sono abbarbicate bianche costruzioni unite tra di loro come la trama di un ricamo - e dalle poche, ma splendide, spiagge ed insenature che potrete osservare dal vostro natante, diretto al pittoresco approdo di Karavostàssi.


Ma ciò che colpisce maggiormente l'ignaro viaggiatore che ha la fortuna di capitare in questa perla delle Cicladi, e ciò principalmente in bassa stagione, è la sensazione di entrare a far parte di un mondo autentico, tradizionale ed ospitale, che alcune isole modaiole e di tendenza pare abbiano dimenticato in favore di un modello turistico ormai standardizzato, fatto di fast-food, discoteche, lounge bar, insegne al neon (che orrore) e spiagge super attrezzate.

L'isola presenta un numero esiguo di insediamenti, che si contano letteralmente sulla punta delle dita, ovvero:

1) Karavostàssi/Καραβοστάση: 
è questo il primo villaggio che vedrete, una volta sbarcati sull'isola. Non fosse altro che si tratta del porto, anzi, di un tipico e grazioso porticciolo cicladico ornato di hotel, appartamenti e ristorantini, alcuni dei quali molto invitanti, che si dispongono lungo la baia.
Il suo nome è tutto un programma e vuol dire né più né meno che "fermata della nave" (da καράβι/karàvi = nave e da στάση/stàssi = fermata). 
Chi decide di rinunciare alle "spiagge facili" poste nelle vicinanze del porto, e per facili intendo raggiungibili con poco sforzo, può dirigersi alla volta del capoluogo dell'isola; da lì infatti partono i sentieri diretti verso le spiagge e le calette più disparate.

Karavostàssi - Il molo dove attraccherà il vostro traghetto. Che acqua, eh? (foto presa dal web)


2) Folègandros-Chora/Φολέγανδρος-Χώρα: il secondo villaggio che vedrete è anche il capoluogo dell'isola, chiamato Folègandros oppure Chora (la "c" è aspirata, come ne..."Il Terzo Reich"; scusate per l'esempio, ma non ne trovavo altri). Nelle isole greche la Chora/Χώρα è la città principale dell'isola e talvolta troverete questo nome sui cartelli stradali invece del nome reale del capoluogo.

Indicazioni stradali a parte, descrivere questo grappolo di case sparse sulla cresta della scogliera è compito veramente arduo, data la sua superba bellezza, ma ci proverò: il magnifico insediamento, posto a circa 200 metri sopra al livello del mare è un susseguirsi di casette cubiche imbiancate, alcune ornate da meravigliose buganvillee, il cui ventaglio di vivaci colori di porte e finestre scaldano il visitatore, che le osserva rapito mentre scivola per le stradine e gli stretti vicoletti alla volta delle quattro piccole ed affascinanti piazze, alcune più ombreggiate di altre. 

La parte più antica del borgo è il cosiddetto kàstro, fortezza veneziana edificata agli inizi del XIII secolo ed abbarbicata direttamente sulla scogliera, la cui cinta muraria è costituita da mediterranee ed immacolate case bianche e blu che ne scandiscono l'intero perimetro.  

A dominare il tutto è la chiesa di Panaghia (pronuncia: Panaghìa), dedicata all'Assunzione della Vergine Maria, posta nel punto più alto della scogliera e raggiungibile dopo una salita di circa 15-20 minuti. La fatica è presto ripagata dalla vista magnifica che vi si può godere una volta arrivati in cima; potrete infatti esplorare coi vostri occhi la maggior parte dell'aspro territorio di Folegandros e scorgere in lontananza le più famose isole di Naxos, Paros, Milos e molte altre ancora.  


La Chora e la chiesa di Panaghia viste dal terrazzo degli appartamenti Belvedere (foto presa dal sito dell'hotel)

3) Ano Merià/Άνο Μεριά: A 6 km dalla Chora ecco un villaggio, o meglio, un insieme di case sparse per più di tre km senza soluzione di continuità, dove si può godere dell'ospitalità greca più autentica e nel quale, fino a pochi anni fa, non si trovava un alloggio nemmeno a pagarlo. Ma i tempi cambiano e sebbene Ano Merià resti ancora un centro immerso in una natura selvaggia e rurale (e meno male) è ora possibile alloggiare in appartamenti semplici oppure di grande charme, ma il tutto senza che queste nuove costruzioni intacchino il paesaggio. Chiedetelo agli asini o al bestiame che vedrete dalle finestre del vostro alloggio un giorno sì...e l'altro pure.


Un'immagine comune se passeggiate nei pressi dell'esteso villaggio di Ano Merià (foto presa dal sito greece.com)


Tutti questi centri (veramente un'infinità) sono collegati da una carrozzabile della lunghezza di circa 8-10 km, dove passa praticamente una macchina ogni 20 minuti in bassa stagione (intendo già a metà settembre) e ogni 5-10 in alta stagione.

E le spiagge?

Lasciatemi dire due cose:

Uno: chi viene solitamente in Grecia contando di trovare ovunque delle spiagge attrezzate, con taverne e bar nelle immediate vicinanze, sport nautici, reti da beach volley e affini non troverà nulla di tutto ciò a Folegandros. Isole come Milos, Ios, Paros e Naxos saranno più inclini ad ottemperare a queste richieste, talvolta con alcune eccezioni. 

Due: tranne le spiagge poste nelle vicinanze del porticciolo di Karavostàssi e del minuscolo centro di Angàli, che non sono attrezzate ma che presentano nelle vicinanze alcune taverne o bar, l'isola permette di raggiungere le sue spiagge più belle solamente in due modi. E non sindacabili: con la barca o mediante panoramici sentieri.


10 DOMANDE E 10 RISPOSTE :)

- Quando è consigliato venire a Folegandros?

Il periodo ideale sarebbe da metà maggio a metà giugno (e perché no, fino alla fine del mese) e tutto settembre. Luglio e Agosto è un periodo critico per ogni località vacanziera, ma sicuramente troverete molta meno gente qui che a Santorini, Paros e Mykonos. Attenzione, se pensate di arrivare a Folegandros in questi due mesi senza aver prenotato in qualche struttura non vi conviene nemmeno scendere dal traghetto. Turista avvisato!

- Come si arriva a Folegandros?

Dal Pireo: 11 ore circa col traghetto lento; 4 ore con le navi veloci.
Da Santorini: col traghetto lento da 1 ora e 20 a 3 ore; meno di 50 minuti con le navi veloci.

- Voglio circolare sull'isola con i mezzi pubblici: 

Dal porto troverete un bus che vi condurrà alla Chora (vedi la pronuncia nella descrizione del capoluogo, poiché se pronunciate CIORA, come fanno in tanti, gli isolani non vi capiranno o faranno finta di non capire). Dalla Chora (piazza Pounta) potrete vedere gli orari degli autobus e le relative destinazioni. 
Da Karavostàssi al capoluogo calcolate 1,50 €, dal capoluogo ad Ano Merià sono 1,80 € e se con deviazione verso la spiaggia di Angali preparatevi a sborsare 2 €.
P.S. all'autista potrete anche chiedere di farvi scendere in prossimità dell'inizio dei sentieri che conducono ad alcune spiagge.

- Odio i mezzi pubblici, preferisco i mezzi privati: 

Non sono tante le agenzie che affittano auto, quad e motorini, ma ci sono ed è impossibile non vederle, quindi non preoccupatevi.

Argomento di dibattito: il sito Viaggiare Sicuri (Farnesina, cliccate qui e poi, sul sito, cliccate su "mobilità") informa che per i 50 cc e sotto i 125 cc fino a 11kw di potenza viene richiesta la patente A. Ma in alcune isole, diversi noleggiatori considerano valida la patente B per tutte le cilindrate. Personalmente mi è capitato di non poter noleggiare neppure un cinquantino con la patente B a Folegandros, problema che non si è posto a Paros e a Naxos per me ed a Samos e a Karpathos per mio padre. Verificate sul posto. 
A causa della varietà e/o della qualità del parco macchine/moto, troverete alcuni noleggiatori ben più cari di altri e i prezzi per i noleggi spesso raddoppiano in alta stagione, così come gli alloggi.

- Ma è vero che Folegandros è l'isola dei fighetti? 

Che dire, quest'isola non è certamente il degno scenario dei cosiddetti "tamarri" (leggi anche: "truzzi", "coatti" o "giovinastri") interessati solamente alle serate "esagerate" e alle mattine in spiaggia (ma sia ben chiaro, non prima di mezzogiorno). Questo è il regno di turisti, il più delle volte adulti e responsabili, che dopo un aperitivo in baretti più chic di altri si mettono a tavola raccontando di quando quella volta a Portofino o a St. Tropez quella fantastica cena con vista mare era loro costata uno sproposito rispetto a quelle consumate in quest'isola, preparate con ingredienti certamente più genuini. Si tratta, ovviamente, di un'esagerazione! Troverete molte persone tranquille e senza grilli per la testa, che magari una sera ceneranno con voi proprio perché li avevate incontrati la mattina in spiaggia. 

- Che piatto tradizionale ci consigli? 

Non potete lasciare quest'isola senza aver assaggiato la matsàta/ματσάτα. Ricorda le nostre tagliatelle fatte in casa, ma senza uova però, perché sostituite dallo xinògalo, un siero di latte simile all'Ayran di turca memoria (non sapete cosa sia? cliccate qui).
Il piatto viene servito solitamente con uno di questi sughi: gallo al vino e pomodoro, coniglio in umido o capretto, il tutto coperto da un'abbondante spolverata di formaggio stagionato di capra locale. Le porzioni sono solitamente abbondanti e si fa una gran fatica ad alzarsi da tavola dopo aver ingurgitato questo colossale piatto. Una vera e propria "mazzata"!


Ecco la matsàta, ve la aspettavate diversa? (foto presa da greekgastronomyguide.gr)

- Bene, bene, ma i ristoranti?

I localini che potrete trovare nella Chora sono uno più bello dell'altro e difficilmente ne rimarrete delusi.
Non vi basta? Bè, suppongo che dovrò suggerirvi tre dei miei locali preferiti (se cliccate sui nomi dei ristoranti vedrete le mie recensioni su Tripadvisor), gli altri li scoprirete voi:

Pounta: un must a Folegandros. Giardino interno con buganvillee e stoviglie fatte a mano dalla proprietaria di origine danese (potete anche comprarle) saranno il contorno perfetto delle vostre squisite cene e, perché no, pranzi e saporite colazioni.

Eva's Garden: una piacevolissima sorpresa. Cucina tradizionale greca rivisitata in salsa moderna ed esclusiva. Prezzi un po' più cari della media dei locali della chora, ma senza esagerare.

Melissa: la tipica taverna greca, un po' spartana all'interno, ma gradevolissima all'esterno, con lo stormire delle fronde degli alberi che allieta l'orrido pasto...ah no, quello è nel proemio dell'Iliade (cliccate qui, quinta riga)...volevo dire, gustoso ed abbondante pasto (qui la matsàta sarà meglio che ne prendiate una in due. Fidatevi).

- Mi hanno detto che in Grecia non sanno cucinare il pesce o che i ristoranti non siano buoni!

Follie, follie. Chi vi racconta questo, probabilmente non è mai stato in un tipico ristorante greco che cucina quasi esclusivamente il pesce, la psarotaverna/ψαροταβέρνα, ma in una taverna qualsiasi che cucina anche il pesce. E questo è ben diverso. Se volete conoscere che tipi di locali vi aspettino in Grecia, consultate un mio vecchio post (cliccate qui). Così saprete dove e probabilmente come mangerete.

- D'accordo, ora però passiamo al mare. Se si volesse fare il giro dell'isola in barca?

Tranquilli! L'agenzia Diaplous Travel (cliccate qui) possiede un ufficio al porto di Karavostàssi e due nelle Chora e organizza un tot di volte alla settimana questo periplo attorno all'isola. Un'altra agenzia veramente molto seria (e italiana) è la Sottovento (cliccate qui) che oltre a proporre lo stesso tipo di servizio funge anche da ufficio turistico non ufficiale.

- Bè,  ma insomma...le spiagge, le spiagge per Zeus!!!

Stiamo calmini, per cortesia! Per le spiagge c'è l'imbarazzo della scelta, ma il più delle volte dovrete essere dei buoni camminatori per vederne....delle belle. Ricordate: portatevi tutto il necessario per sopravvivere ad una giornata di sole in una di queste spiagge, poiché non sono minimamente attrezzate. Perciò sotto con acqua, frutta a volontà, cappelli a larghe tese, creme solari ad alta protezione (e se me la metto io che ho la pelle ambrata, fate vobis...) e ombrelloni portatili come se piovesse. Io ve l'ho detto.

Di seguito ve ne elenco una decina tra le più caratteristiche e tutte raggiungibili a piedi o in barca (cliccate sul nome delle spiagge e leggetene la descrizione ad opera del mitico tour operator Sottovento di Folegandros): Katergo, Agali, Agios Nikolaos, Agios Georgios, Galifos, Ampeli, Ligaria, Livadaki, Firà, Vorina.


La superba spiaggia di Vorina, da raggiungere obbligatoriamente a piedi. (Foto presa da greece.com)


Dicevo che ve ne avrei elencato 10 vero? Bene, se non mi viene in mente altro non mi resta che augurarvi una buona vacanza in questa perla delle Cicladi. Se avete altre domande o pensate che alcune informazioni non vi convincano appieno commentate pure quest'articolo e, per quello che potrò, cercherò di rispondervi in tempi brevi.

A presto

A.


venerdì 27 febbraio 2015

Dove mangiare in Grecia: sapori e dintorni...


Insalata greca - Normalmente un contorno, ma molto spesso ordinato come piatto principale dal turista tipo
(ve lo concedo, a pranzo è l'ideale).


Intro: facciamola breve


Siete arrivati in terra ellenica e dopo varie peripezie siete finalmente riusciti a trovare il vostro albergo, ma non sapete dove andare a riempirvi lo stomaco?

Bè, ci sarebbe quel ristorantino al porto, con quei menù così tradizionali, pieni di foto stile anni '80, che ritraggono i piatti in tutta la loro bontà.
Oppure quella strana osteria, dove il proprietario cerca ogni due minuti di accalappiare qualche turista che è alla ricerca della tipica, nonché abusata, Greek Salad, come se la cucina greca non avesse altro da offrire.
O anche...

...niente, avete fretta, quindi ecco le tipologie di locali che potreste incontrare in Grecia:


- Estiatòrio, greco maiuscolo: ΕΣΤΙΑΤΟΡΙΟ, greco minuscolo: εστιατόριο.

Paragonabile in tutto e per tutto ad un ristorante, dove potrete trovare piatti greci ed internazionali, così come i vini.
L'ambiente è solitamente curato e infatti è il locale più costoso della categoria.
Normalmente rientrano in questa categoria anche quei locali che propongono una cucina greca e/o mediterranea rivisitata e raffinata; un tipo di ristorazione sempre più presente ed apprezzata nel panorama culinario ellenico.

P.S. nei luoghi che pullulano di turisti, talvolta, il confine tra Estiatòrio e la Taverna è risibile.

Prezzo medio: 20 - 40 € a testa (dipende dal tipo di ristorante, ovviamente. Se è stellato calcolate dai 30 € a testa a salire).

- Taverna, greco maiuscolo: ΤΑΒΕΡΝΑ, greco minuscolo: ταβέρνα.

Nell'immaginario del turista, questo è il locale più tipico che si possa trovare; corrisponde ad una nostra trattoria, con piatti semplici e molti prodotti della terra (talvolta vi si consentirà di scegliere i vostri piatti direttamente in cucina), dove potreste anche trovare dei musicisti che sciorineranno tutte le canzoni del repertorio greco accompagnati da mandolini tradizionali (bouzouki e baglama) e chitarre.

Attenzione! Evitate: le taverne platealmente disposte lungo i porti, quelle con le fotografie dei piatti nel menù esterno al locale, gli adescatori (per entrambi vedere nell'intro) e qualsiasi esercizio rechi la scritta Real Greek Tavern o simili.

P.S. Va da sé che spesso il miglior giudice resti il proprio naso, quindi se sentite un profumino delizioso provenire da un locale apparentemente poco invitante...cercate di fidarvi e varcatene la soglia.

Prezzo medio: 15 - 25 € a testa.

La taverna dei vostri sogni  

- Mezedopolìo/Rakàdiko/Ouzerì/Tsipouràdiko, greco maiuscolo: ΜΕΖΕΔΟΠΩΛΕΙΟ/ΡΑΚΑΔΙΚΟ/ΟΥΖΕΡΙ/ΤΣΙΠΟΥΡΑΔΙΚΟ, greco minuscolo: μεζεδοπωλείο/ρακάδικο/ουζερί/τσιπουράδικο.

Come arredo, questi locali si presentano molto simili alla taverna, ma sono specializzati in mezèdes (da qui Mezedopoleio: venditore di mezèdes), ovvero piccole o medie portate consumate in condivisione con la compagnia di amici (la cosiddetta parèa/παρέα), come le tapas spagnole.
Il tutto va innaffiato con birra, vino e forti liquori. La scelta di servire quasi esclusivamente superalcolici con i tipici antipastini della tradizione ellenica ha fatto sì che alcuni mezedopolìa potessero essere appellati anche con altri nomi, che sono i seguenti:

- Ouzerì. Com'è facilmente intuibile, in questo locale il protagonista è l'ouzo, il liquore greco più conosciuto in patria e nel mondo, che ben si presta ad accompagnare le saporite mezèdes.

- Rakàdiko. Prende il nome dal rakì, un distillato di vinacce onnipresente nella grande isola di Creta. Qui, questo forte superalcolico è noto soprattutto col nome di Tsikoudià. Ricordatevi dunque che in alcune città o villaggi cretesi potreste trovare, in luogo del Rakàdiko, l'omonimo Tsikoudàdiko.

- Tsìpouràdiko. Il nome deriva dallo tsìpouro, un distillato di vinacce (ricordate il rakì cretese?), ma diffuso prevalentemente sul continente.

Attenzione: tutti questi ottimi liquori sono da gustare rigorosamente ben ghiacciati, altrimenti non vale!

Prezzo medio: 15 - 22 € a testa.

Tipici esempi di mezèdes in un altrettanto tipico mezedopolìo 

- Inomaghirío. greco maiuscolo: ΟΙΝΟΜΑΓΕΙΡΕΙΟ, greco minuscolo: οινομαγειρείο.

È un locale paragonabile in tutto e per tutto ad una taverna, ma che offre normalmente una buona scelta di vini greci sfusi ed in bottiglia per accompagnare il vostro pasto. Non stupitevi se nel menù vedrete alcune pietanze cotte nel vino, perché il nome di questa categoria di ristorante racchiude in sé le parole οίνος (vino) e μαγειρεύω (cucinare, qui alla prima persona singolare).

Prezzo medio: 15 - 25 € a testa.

- Psarotaverna. greco maiuscolo: ΨΑΡΟΤΑΒΕΡΝΑ, greco minuscolo: ψαροταβέρνα.

Una taverna dove si serve il pesce (psàri in greco moderno).
Polpo alla brace, frittura di pesciolini, baccalà con salsa di patate e aglio, calamari grigliati o fritti...qui anch'io, che non amo il pesce (che vergogna), ci farei un salto.

Le migliori taverne di pesce sono quelle gestite da pescatori, se magari ne trovate qualcuna sulla spiaggia o in un porticciolo bè, allora siete fortunati: anche l'occhio vuole la sua parte.
Sacrosanto...

Prezzo medio: 20 - 35 € a testa.

Mi dite cosa ci sarebbe da descrivere???

- Psistarià/Psitopolìo, greco maiuscolo: ΨΗΣΤΑΡΙΑ/ΨΗΤΟΠΩΛΕΙΟ, greco minuscolo: ψησταριά/ψητοπωλείο.

Avete voglia di carne arrostita (ψητά/psità in greco moderno), alla brace (στα κάρβουνα/sta kàrvuna) o alla griglia (στη σχάρα/sti schàra) e non volete spendere tanto?
Allora questo è il posto giusto.
Locale molto informale e presente ovunque, qui potrete gustare anche i souvlaki (greco: σουβλάκι, spiedini economici e saporitissimi) accompagnati con salse particolari e l'immancabile pane pita.
Spesso le modalità di cottura cambiano a seconda della..."strumentazione" del proprietario.

Prezzo medio: 10 - 15 € a testa.
Prezzo medio per un souvlaki: 3,50 - 4 € a testa.

l'immancabile souvlaki, anzi, souvlakia (al plurale)

- Souvlatzidiko/Ovelistìrio, greco maiuscolo: ΣΟΥΒΛΑΤΖΙΔΙΚΟ/ΟΒΕΛΙΣΤΗΡΙΟ, greco minuscolo: σουβλατζίδικο/οβελιστήριο.

Il fast food alla greca ha due nomi: souvlatzìdiko o ovelistìrio.
Qui potrete gustare, oltre ai souvlakia (da qui il nome), il saporitissimo ed economico Gyros Pita, consistente in carne marinata e cotta sul girarrosto (avete presente il kebab?)* condita con una salsa di yogurt greco con menta, aglio e cetrioli (il famoso tzatziki) e poi pomodori, origano, patatine fritte e cipolla, il tutto avvolto da un pane piatto circolare morbido e fragrante.
In una parola: inimitabile.

*P.S. Normalmente, tra kebab e gyros preferisco di gran lunga quest'ultimo, ma se avrete occasione di visitare la Turchia troverete dei kebab eccezionali e per nulla simili a quelli serviti qui in Europa.

Prezzo medio: 6 € 
Prezzo medio di un Gyros Pita: 3,70- 5,50 €

Gyros Pita: un semplice ed economico "scacciafame" da passeggio



- Kafenìo(n), greco maiuscolo: ΚΑΦΕΝΕΙΟ(Ν), greco minuscolo: καφενείο(ν).

Il bar greco per eccellenza (o caffetteria): spartano, pieno di anziani che discutono di politica, di economia, di calcio e della famiglia, non di rado in compagnia del prete ortodosso del paese, che ascolta ogni cosa e che dispenserà poi saggi consigli.


Dimenticatevi il nostro caffè espresso, bevuto quasi sempre in un solo sorso.


Qui si beve il caffè greco, normalmente in tempi biblici (fino a 2 o 3 ore, considerando le chiacchierate con gli amici, la lettura del giornale, il tempo che ci impiega il caffè a depositarsi sul fondo della tazzina ecc.).

Attenzione: siete turisti, è vero, ma in un kafenìo imparate almeno a dire:
"enan gafé, parakalò" (un caffè, per piacere) o "ena ellinikò, parakalò" (un [caffè] greco, per piacere).

Dato che lo zucchero lo metterà il barista (ricordatevelo bene, poiché una volta, non sapendolo, ne ho aggiunto ancora e mi è toccato bere la bevanda più zuccherata della Grecia), dovrete dirgli:

skèto (se lo volete senza zucchero)
mètrio (se mediamente zuccherato)
glikò (se molto zuccherato).

Prezzo medio di un caffè greco: 1,50 - 3 €

Un tipico kafeneio(n) a Creta, con i suoi frequentatori abituali...


- Zacharoplastìo/Galaktopolìo/Fournos-Artopìo, in greco maiuscolo: ΖΑΧΑΡΟΠΛΑΣΤΕΙΟ/ΓΑΛΑΚΤΟΠΟΛΕΙΟ/ΦΟΥΡΝΟΣ-ΑΡΤΟΠΟΙΕΙΟ, greco minuscolo: ζαχαροπλαστείο/γαλακτοπολείο/φούρνος-αρτοποιείο.

Volete assaggiare qualche dolce greco, magari quelli fatti con pasta sfoglia e imbevuti di sciroppo, miele e frutta secca?
Allora recatevi in un zacharoplastìo, la pasticceria tradizionale.

Volete bervi un bicchiere di latte o un caffè accompagnato da yogurt greco o pasticceria greca ed internazionale?
Fate una capatina in un galaktopolìo, traducibile come "latteria".

Volete infine fare una colazione saporita o una merenda rinforzante con ciambelle fatte in casa, torte salate ripiene di verdura, formaggio o crema cotta?
Il fournos-artopìo è quello che fa per voi.

Prezzo medio: 2,50 - 8 €

Assortimento di dolci greci zuccheratissimi di una famosa e rinomata pasticceria di Ioannina, in Epiro:
Kolionàsios. Un nome, un programma :-)


Vi ho annoiato? Spero di no, alla prossima e...buon appetito!!

A.



martedì 24 febbraio 2015

Tinos - L'isola greca che non ti aspetti...

Panormos, un tipico porticciolo cicladico (foto dell'autore)

Andiamo subito al sodo, che ho la pasta sul fuoco...

Perché sceglierla?

Perché Tinos, isola afferente all'arcipelago delle Cicladi, è una piccola oasi di pace a poche miglia marittime da Mykonos, sebbene sia completamente diversa dalla sua rumorosa e costosa vicina.
Se dovessimo pensare a queste due isole come ad un insediamento urbano, Tinos avrebbe l'aspetto di una sonnolenta e tranquilla cittadina, mentre Mykonos potrebbe essere paragonata a Las Vegas.

Per raggiungere questa preziosa, ma sobria gemma incastonata nell'Egeo ci sono tre opzioni:

-  Atene: scelta consigliata se si vuole visitare prima la più importante città dell'Attica e poi muoversi in direzione di una delle tante isole greche raggiungibili con traghetti e/o catamarani dal porto del Pireo. (Nel caso di Tinos, lo ribadisco qui, solo col traghetto lento)

- Rafìna: il secondo porto di Atene, comodissimo se non volete passare una notte nella capitale. L'aeroporto Elefterios Venizelos dista da Rafìna una quindicina di chilometri e vi può permettere di prendere un battello per Tinos anche in giornata.

- Mykonos: la scelta migliore, anche se con tutta probabilità dovrete passarci almeno una notte.
Già, perché l'ultimo traghetto partirà per Tinos pressapoco alla stessa ora in cui il vostro aereo atterrerà sull'isola, furbi nè?

In Traghetto

Da Rafìna il viaggio è di circa 2-4 ore (a seconda del tipo di traghetto: veloce o lento) e il prezzo varia dai 27 ai 55 euro per la sola andata. Traghetti dalle 7 di mattina alle 17:30 di pomeriggio per l'andata, e dalle 8:25 alle 21:35 per il ritorno.

Da Atene a Tinos dovrete prendere l'unico traghetto che parte dal porto del Pireo alle 7:30; qui purtroppo non c'è alternativa. 
Arrivo previsto 4 ore e mezza circa dalla partenza. Costo del biglietto di sola andata a persona: 20/27 euro.

Da Mykonos a Tinos calcolate 20/30 minuti a seconda del mezzo; il costo va dagli 8 ai 21 euro a persona.

Se posso osare: partendo da Mykonos è più conveniente prendere il traghetto veloce da 8 euro (ci impiega 30 minuti); l'altro traghetto ce ne mette 20, ma vi toccherà spendere 20/21 euro per fare 10 minuti in meno (sono d'accordo nel dire che, di solito, "chi più spende meno spende", ma in questo caso "un soldo risparmiato è un soldo guadagnato", con buona pace di Zio Paperone).

Cosa vi aspetta a Tinos?

Veduta d'insieme di Tinos città (foto dell'autore)




Al vostro arrivo a Tinos vi aspetta innanzitutto questa bella vista del capoluogo, chiamato semplicemente Tinos oppure Chora (quest'ultimo nome è molto usato in tutte le isole della Grecia per denominare il capoluogo).

P.S. Il suono "Ch", presente nella parola Chora, si pronuncia aspirato. Avete presente la "C" tipica dei Toscani? Ecco. (Non me ne vogliano i miei cari amici Toscani eh, s'è preferito spiegarla così perché l'è più comodo!)


Ma ciò che rende famosa quest'isola è il Santuario della Panaghìa Evangelìstria (Maria Vergine Evangelista), sorto nel 1823 su un antico tempio dedicato a Dioniso, che domina la città con la sua architettura sobria ma al contempo elegante e...spagnoleggiante a mio dire.

Il Santuario della Panaghia Evangelìstria, la Lourdes dell'Egeo. (foto presa da Wikipedia,  qui)

Da ricordare: se non siete ortodossi e non volete ritrovarvi in mezzo ad una bolgia, un po' come appare Mykonos in alta stagione, cercate di non trovarvi nei paraggi di Tinos dal 10 al 25 agosto circa (giorno più, giorno meno) perché troverete una marea di gente, alberghi strapieni e, conseguentemente, prezzi alle stelle.

Motivo? Tinos, solitamente snobbata dai turisti italiani, inglesi e scandinavi (ma non dai greci, attenzione), diventa un centro di pellegrinaggio di primaria importanza: il cuore vero e proprio del cristianesimo greco ortodosso, dove si festeggia in pompa magna la "Dormizione di Maria" (15 agosto) e i cui festeggiamenti durano per giorni.

Altre date sensibili?

- Il 30 gennaio, data che commemora il ritrovamento della sacra icona (30 gennaio 1823) da parte di una monaca che all'epoca viveva nel bel monastero fuori città di Kechrovouniou.

- Il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, ma altresì la data d'inizio della Rivoluzione Greca (25 marzo 1821) contro l'Impero Ottomano. Una doppia celebrazione dunque, religiosa e nazionale.

- Il 23 luglio, data che ricorda la monaca Pelagìa, che avrebbe ricevuto la visita della Vergine nel monastero in cui viveva e la stessa che avrebbe poi ritrovato la sacra icona.

Religione a parte, ecco


12 BUONI MOTIVI PER VENIRE A TINOS


- Troverete Ottimi prodotti della terra (assaggiate le famose e tradizionali polpette di finocchio selvatico) e caseari. Vedrete, inoltre, contadini arare il campo con asini e buoi ed agricoltori che scenderanno in città per vendere i loro ortaggi freschissimi nella piazza del mercato.

- Un buon pescato a prezzi, tutto sommato, modici. Potrete trovare delle taverne di pesce, note in greco con il nome di Psarotavèrnes/Ψαροταβέρνες nei porticcioli e in riva al mare e, spesso, anche quelle vicino alle spiagge saranno gestite da pescatori, nel qual caso la qualità è giocoforza assicurata.

- Paesaggi verdi e montagnosi, oppure brulli e collinari. Da fotografia (il paesaggio attorno al monte Exobourgo è veramente molto accattivante).

- Circa 40 villaggi ridenti e tipicamente cicladici, con le loro porte e finestre prevalentemente blu e porticcioli di pesca con le stesse caratteristiche (vedi la prima foto).

- Più di 600 storiche colombaie sparse per ogni dove, in cui i piccioni selvatici vengano allevati per mangiarne le saporite carni (confermo, molto saporite).

Una colombaia presso il villaggio di Tarambados (foto dell'autore)

- Spiagge belle e defilate, poco affollate e non rumorose, che vanno da quelle ricoperte di ciottoli a quelle di sabbia bianca/dorata impalpabile.

- Innumerevoli cappelle che segnano il paesaggio, dipinte con i ben noti colori che ci si immagina (ma sì, ma sì, il bianco e il blu dell'immaginario collettivo).

- Cibo ottimo, anche perché è praticamente a chilometri zero. Addentratevi nei vicoletti e fatevi guidare dal vostro olfatto, evitate i luoghi che, nel menù esterno al locale, espongono le fotografie dei piatti, nonché quelli dove il proprietario o i camerieri vi inviteranno a fermarvi presso di loro (ma se il naso non vi tradisce, allora fermatevi dove vi è più congeniale).

Città di Tinos, centro. Un simpatico cartello, fuori da un Ouzerì (cos'é un Ouzerì? Cliccate qui) che dice: "Orsù, prenditi un goccetto di Ouzo, un antipastino, un polpettino e infine un caffettino..."


- Infissi e lunette di marmo in quasi ogni casa dell'isola.
Qui lo si lavora ancora come nei tempi antichi e la qualità isolana è molto pregiata (viene impiegato in varie costruzioni al di fuori di Tinos, ad esempio nel museo del Louvre ed al British Museum, così, tanto per dire).

P.S. Nel pittoresco villaggio di Pyrgos potrete visitare il museo del marmo, interessante, istruttivo e accessibile ad un prezzo irrisorio (2 anni e mezzo fa costava 3 euro e amici fidati mi confermano la stessa cifra a Febbraio 2017).

- Se amate il miele, la varietà di quest'isola (anche della vicina Syros, a onor del vero) è molto buona (il miele di Timo la fa da padrone).

Miele di timo di Tinos a Km zero


- Alloggi buoni e a buon mercato, a differenza di molte isole vicine.

- Gente cordiale e, soprattutto in alcuni bei villaggi dell'interno, monoglotta. Parlano quasi esclusivamente il greco, ciò a riprova di quanto quest'isola così caratteristica sia così poco visitata dal turismo di massa. Ma non temete, a gesti ci si riesce a intendere, ma se proprio volete vi consiglierei il libercolo qui sotto, poiché è sempre bello conoscere un po' della lingua del posto che si andrà a visitare.

Un librettino che troverete molto utile quando vi troverete a dover ordinare quel bel piattino di polpette di finocchio selvatico seduti in una taverna gestita da due coniugi 80enni che parlano solo la loro lingua natìa.


E IN ULTIMO

 - Relax...perché in quest'isola, prediletta in antico dal dio degli abissi Poseidone, non dovrete preoccuparvi dello scorrere del tempo, delle discoteche, discobar e locali assordanti che in altissima stagione non fanno dormire chi alloggia nei capoluoghi di isole come Santorini, Mykonos , Kos ed Ios.

Che aspettate? Se dovete prenotare una vacanza in Grecia e ricercate la tranquillità, bei paesaggi, escursioni, prezzi ottimi e altro ancora, Tinos è l'isola che fa per voi!

A.

lunedì 29 dicembre 2014

Un italiano all'estero non può vivere senza....(parte 2)



Nel post precedente (qui) si parlava, senza giri di parole, di...bidet.
P.S. lo so che è un argomento delicato, ma bisogna pur affrontarlo prima o poi, no? E allora...

...vogliamo continuare?

Bene, allora dobbiamo partire con una:

Breve Storia del Bidet
(in meno di 15 righe)

Se non è chiaro chi abbia inventato questo insostituibile apparecchio sanitario, è certo che venne utilizzato per la prima volta in Francia tra il XVII° e il XVIII° secolo.
Nel 1710 un tal Christophe de Rosiers ebbe l'idea di installarne un buon numero a Versailles, ma dopo pochi anni vennero tutti dismessi e acquistati dai tenutari delle case chiuse (in pratica vi era più igiene in una di queste "imprese", piuttosto che nell'alcova della famiglia reale), per poi diffondersi in tutto il paese (fino al 1975 presente nel 95% delle case, poi, per ragioni di economia e di spazio, la percentuale scese al 42%. nel 1993).

Etimologia del termine: Bider (pronuncia bidé) in francese antico voleva dire "andare al trotto" e il Bidet (stessa pronuncia del precedente) era un piccolo cavallo (soppiantato dal pony) ora estinto:

Bidet bretone, foto degli inizi del XX° secolo
Ed effettivamente sul bidet ci si...mont...siede e inizialmente le forme potevano ricordare un cavalluccio:
Tipico bidet della seconda metà del '700

Ma come arrivò in Italia? Grazie a Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, Regina di Napoli, che a metà del '700 ne volle uno nel suo bagno alla Reggia di Caserta (andate a vederlo qui); grazie a lei il bidet prese gradualmente piede in tutta la penisola....e ne siete tutti testimoni.


Ma ora veniamo al dunque!
(D.R.C. ovvero: Domande, Risposte e, se ci sono, Curiosità)


D - Ma è vero che nei paesi dove non si usa, nessuno sa a cosa serva il bidet?

R - Sì! La maggior parte degli stranieri che viene in Italia o in alcuni paesi europei non sa proprio cosa sia il bidet (vedi sotto) oppure, pur sapendolo, non lo usa a causa delle sue origini (utilizzato nelle case di appuntamenti, come spiegato sopra).

Un bidet scambiato per una...fontanella -_-

C - Nei paesi anglosassoni, dove il bidet è pressoché assente o se c'è è adibito ad altri usi, ci sono addirittura delle istruzioni su come usarlo (non ci credete? cliccate qui) anche se il modello indicato non è quello tipico presente nelle nostre case (foto seguente).


D - Ma è vero che all'estero pensano che gli italiani usino il bidet invece di farsi la doccia completa? E che quindi per molti siamo un popolo di sporcaccioni che si lava solo "a pezzi"?

R - Ovviamente non tutti la pensano così, ma spesso ho sentito reazioni indignate, del tipo: "ma voi, dopo essere stati in bagno, vi lavate in quel coso invece di farvi una doccia completa??
E io lì a spiegare che quel sanitario non è un sostituto della doccia.



D - Ciò lascia supporre che, dopo ogni...ehm...."operazione di rito", negli altri paesi ci si faccia sempre la doccia? Anche quando si è, che so, a casa di amici? E chi ha problemi di mobilità?

R - La risposta secondo voi quale può essere? Io non ve la dico!



D - Ma è vero che in molti paesi anche chi possiede il bidet lo utilizza per altro?

R - Sì: lo si usa per mettere in ammollo i vestiti, per mettere al fresco gli alcolici (prima foto), per lavare il bimbo, le scarpe, i piedi (seconda foto), addirittura come sostituto di un vaso da fiori (visto in Francia a Lione) o per mettere a bagnomaria i legumi.




I Benefici del bidet


1) Per le persone con poca mobilità (disabili, anziani, malati) il bidet evita loro di fare troppi sforzi.

2) Per coloro che soffrono di emorroidi o simili il bidet è come una manna.

3) Per le donne, il bidet è indispensabile durante il periodo del ciclo. Varie soluzioni, che ho avuto modo di sentire, possono essere valide, ma a prezzo di un esaurimento nervoso e di audaci acrobazie.

4) Per ultimo c'è anche il motivo economico: perché sprecare litri di acqua (farsi una doccia) solamente perché si è appena utilizzato il bagno o per altre ragioni (n.3) ? Col bidet, in effetti, si risparmia tempo e denaro.

Ho finito di annoiarvi, potete andare.
Siete ancora qui?

A




domenica 28 dicembre 2014

Un italiano all'estero non può vivere senza....(parte 1)


Andiamo subito al dunque:

COSA MANCA ALL'ITALIANO MEDIO QUANDO SI RITROVA IN UN ALTRO PAESE?

Ci sarebbero troppe cose da dire, quindi ne enumererò solo 5:

1) La pasta? 

Sì, ma...: in molti paesi si mangia molto bene, comunque la pasta la si trova anche all'estero; costa di più, ma nei supermercati la vendono, questo è sicuro.

P.S. se qualcuno del posto vi invita a casa sua e si propone di prepararvela, magari col sugo, preoccupatevi (ci sono sempre eccezioni: io non ne ho trovate per ora).

2) La pizza?

Sì, ma...: pizzerie, scarse o fenomenali , ci sono sempre, a meno che non vi troviate in un atollo disperso nell'Oceano Pacifico o in una tenda in mezzo al nulla nella steppa della Mongolia Inferiore (ma forse anche lì potreste adocchiarne una).

P.S. se all'estero mangiate abitualmente da Pizza Hut, Domino's Pizza o Sbarro lasciate immediatamente questo blog e pentitevi!

3) Il caffè?

Sì, ma...: anche se all'estero il nostro caffè lo chiamano "Espresso" e costa un occhio della testa (dai 2 ai 3,50 €) lo potete trovare; al massimo vi comprate una moka e siete a posto.

4) Lo humour?

Dipende: molte persone si lamentano che fuori dal nostro paese (tralasciando i paesi a noi affini, come la Spagna e la Grecia) vi sia poco spazio per il senso dell'umorismo come noi lo conosciamo.
In parte è vero, ma è solo un altro tipo di mentalità, a cui molti col tempo si abituano e altri no, nemmeno dopo 30 anni.

5) I centri storici delle città italiane?

Sì, ma: molte altre città all'estero (soprattutto Europa e Asia) possono vantare un passato più o meno illustre, oppure no (vedi le grandi città americane); ma chi si trasferisce, solitamente, lo fa perché gli piace la città in cui si troverà ad abitare.


VI ARRENDETE?


Ve lo dirò: chi già vive all'estero ha capito immediatamente di cosa parlo, ma anche chi viaggia più o meno regolarmente fuori dall'Italia.
Ebbene, ritorniamo alla domanda primordiale:

COSA MANCA ALL'ITALIANO MEDIO QUANDO SI RITROVA IN UN ALTRO PAESE?

La risposta è...............questo:


Ebbene sì, il bidet!

Come già sapete o avete visto personalmente, in Italia praticamente ogni casa è dotata di questo pratico apparecchio sanitario per....l'igiene intima, anzi, dal 1975 in Italia l'installazione del bidet in bagno è obbligatoria (Decreto ministeriale Sanità 5 luglio 1975, art. 7).
Difatti è impossibile che un italiano non lo riconosca da questa foto.

MA NEL RESTO DEL MONDO?

La domanda che sorge spontanea, una volta usciti dai confini del nostro paese è, più o meno, questa (con varie e colorite sfumature):

MA PERCHÉ C***O NON C'È IL BIDET IN QUESTO BAGNO DI M****???

La mia reazione ricalcava (quasi, eh) quella che avete appena letto, la prima volta che mi sono trovato all'estero! :)

Prima di chiudere e darvi appuntamento alla seconda parte del post (che metterò online a breve) vi allungo un po' di dati sulla percentuale di bidet presenti, perlomeno, nel nostro continente.

Un articolo del 1995 del quotidiano francese Liberation (qui se sapete il francese) riporta che:

"Così, il 97% dei bagni in Italia ne è provvisto e il 92% di quelli portoghesi.
Vent'anni fa la Francia (paese che ha inventato il bidet, ndr) era all'altezza dei suoi vicini, con il 95% dei bagni forniti (di bidet), per calare nel 1993 al 42%."
Aggiungo che in Germania il suo uso è rarissimo (6%) (fonte: Wikipedia) e pressoché inesistente in Gran Bretagna (3%), anche se quest'ultimo dato è del 1995 e.....da vent'anni poco è cambiato a detta di chi ci vive.

Altri paesi dove l'uso di questo sanitario è attestato sono la Grecia, la Spagna, l'Albania, la Repubblica Ceca, l'Ungheria, la Slovenia e Malta, ma per il momento non si possiedono dati certi a riguardo.

In America Latina l'installazione del bidet è certificato in Brasile, Paraguay e Argentina, così come in buona parte del Medio Oriente (alcuni sono un....tutt'uno col wc); mancano dati per l'Asia, tranne per il Giappone, patria degli Washlets (qui), ovvero i super wc tecnologici, presenti nel 74% delle case
.
Gli abitanti dell'Australia, Stati Uniti o Canada, come i britannici, non hanno idea di cosa sia e a che cosa serva un bidet.

P.S. oppure sì? Giudicate voi:


Vi ho annoiato fin troppo, alla prossima (la seconda parte, of course)

A